Mio figlio bullo? Ma no,  è solo un po’ vivace!

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Capire se tuo figlio è un bullo è possibile

Un genitore per comprendere se il proprio figlio sia un bullo deve saper  decifrare  alcuni segnali. Solitamente, un bambino può definirsi bullo quando è prepotente, se vuole per forza avere ragione e ottenere ciò che vuole a tutti i costi. Se ha spesso crisi di rabbia e non accetta alcun limite, e soprattutto se utilizza la forza fisica per farsi valere. Un altro atteggiamento tipico dei bulli è un tipo di doppia personalità, in casa mansueti e ubbidienti in genere con gli adulti, violenti e arroganti nell’approccio con i loro pari. Un genitore deve saper  instaurare e mantenere un contatto con il mondo esterno dei propri figli. In altri casi può accadere che il bambino si comporti da bullo, per emulare le dinamiche a cui assiste quotidianamente in casa. Abbiamo rilevato due tipologie di comportamento del bullo: esiste il bullo sicuro deciso protagonista che sfrutta la sua intelligenza per prevaricare l’altro, c’è poi quello che viene spinto dagli altri a commettere determinate azioni aggressive che gli servono per mascherare le sue debolezze

Come reagiscono i genitori

La prima reazione in assoluto è la difesa e il tentativo di sminuire il comportamento del proprio figlio. Dietro questo atteggiamento c’è sicuramente l’affetto di un padre o una madre che fanno fatica ad accettare che il “cattivo” sia il proprio bambino. Pur se nobile questa modalità è deleteria per il bullo perché viene fraintesa come complicità che del resto lui stesso va cercando. Non accettare la situazione porta i genitori a colpevolizzare tutto ciò che è esterno dal nucleo familiare: quindi è colpa della scuola perché non vigila, oppure è colpa delle cattive influenze degli amichetti più vivaci. Quindi il primo passo da compiere immediatamente è quello di accettare e rendersi del tutto consapevoli della situazione solo così si può essere in grado di intervenire.

Come fare per aiutare tuo figlio bullo a cambiare.

Per aiutare il proprio figlio ad uscire definitivamente dal ruolo di bullo il genitore occupa una posizione molto rilevante. È importante che il genitore una volta preso coscienza del problema, intraprenda un percorso di aiuto con il figlio che debba quindi riflettere sulle gravi azioni commesse e sulle conseguenze.

Spesso capita che a questo punto invece i genitori tantino di punire il bullo con privazioni soprattutto legate a oggetti, tipo ti tolgo il cellulare o non giochi più ai videogame e non esci con i tuoi amici, invece la nostra esperienza di terapia ci conferma che l’atteggiamento corretto di un genitore sia quello di dare e non togliere, e cioè fornire tutti gli strumenti necessari a capire che non solo è sbagliato ciò che si è fatto ma fa soffrire altre persone che potrebbero invece volerti bene.

Ovviamente riteniamo necessario che il bullo si assuma tutte le responsabilità dei propri gesti ripagando i torti in modo adeguato. Una volta fatto ciò bisogna instaurare un dialogo costruttivo rimanendo nel proprio ruolo e senza mai giustificarlo. Per portare a termine questo importante obiettivo vi consiglio di ricorrere al supporto di un terapeuta che possa guidare il ragazzo lungo un percorso di consapevolezza emotiva delle proprie fragilità.

Ritengo importantissima la collaborazione tra scuola e famiglia, cosa che tra l’altro promuovo in molti dei miei corsi di formazione. Invito spesso i docenti a creare attività di dibattito sul tema bullismo e gestione delle emozioni. Questo per stimolare i ragazzi ad una socializzazione positiva e ad un maggior confronto.

Dunque cari genitori accettate che vostro figlio sia un bullo assumetevene anche voi la vostra parte di responsabilità ma soprattutto attivatevi per aiutarlo a reinserirsi nel suo contesto sociale. E mi raccomando fatevi supportare da un terapeuta!

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