L’apprendimento multitasking nei giovani

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Internet ci ha cambiato la vita, sia in positivo che in negativo. E ancora di più ha fatto il Wi-Fi. Ormai siamo tutti connessi (anche troppo!) e anche in ambito scolastico, sia la rete che i social network hanno creato un nuovo modo di imparare, che si può chiamare come apprendimento multitasking. Che cosa significa? È un bene o un male? Cerchiamo di rispondere a questi quesiti.

Cosa significa l’apprendimento multitasking?

L’aggettivo multitasking si usa per indicare l’esecuzione di due o più compiti simultaneamente. Si tratta di un qualcosa di impensabile fino a qualche anno fa. Oggi, invece, è diventato un fenomeno di massa favorito dalla velocità con cui si sono ormai diffusi i dispositivi tecnologici. Oggi, infatti, si parla spesso di media multitasking. Cosa vuol dire? Per media multitasking si intende lo svolgimento di due o più compiti, uno dei quali implica l’uso di un mezzo tecnologico. L’uso del personal computer, ma anche lo smartphone, i tablet e via discorrendo, hanno reso le nostre comunicazioni istantanee. Molti aspetti della nostra vita quotidiana sono cambiati con essi. Va da sé, quindi, che anche il lavoro e l’apprendimento ne sono stati rapidamente conquistati.

Multitasking a scuola: vantaggi e svantaggi

Come tutte le cose, anche l’apprendimento multitasking può avere vantaggi e svantaggi. I dispositivi tecnologici come ausilio alla didattica (uno tra tutti, il PowerPoint) hanno senza dubbio effetti positivi tra gli studenti. Migliorano la memoria, favoriscono la motivazione e l’impegno. Da un lato, però, l’uso di questi dispositivi apporta un calo dell’attenzione e permette, quindi, di distrarsi anche durante le ore di lezione. Quale ragazzo, con un pc o smartphone a scuola, resisterebbe alla tentazione di controllare Instagram o Facebook, oppure di rispondere ad un messaggino su Whatsapp? A ciò si collega un inevitabile calo della concentrazione e dell’apprendimento.

È pur vero, in ogni caso, che ormai l’essere umano riesce bene ad occuparsi di più compiti contemporaneamente nel quotidiano. Il multitasking, quindi, non va certo demonizzato. Deve essere solo utilizzato con parsimonia.

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Pareri contrastanti

Gli aspetti positivi ci sono senza dubbio. Questi si avvertono soprattutto a livello dei cosiddetti nativi digitali. I nativi digitali sono coloro che sono stati esposti ad un ambiente mediale multitasking già fin da piccoli. In questo modo, hanno sviluppato una memoria di lavoro maggiore che potrebbe apportare prestazioni migliori. A livello anatomico, però, esistono alcune ricerche che dimostrano che chi usa forme di media in modo contemporaneo ha una minore densità di materia grigia nell’area cerebrale della corteccia cingolata anteriore rispetto a chi svolge un compito alla volta, alla vecchia maniera. È quella che è utile all’elaborazione del pensiero, nonché del controllo emotivo. Da considerare, inoltre, come secondo tale ricerca, il multitasking viene collegato ad una ridotta capacità di attenzione, che potrebbe portare nello specifico a risultati inferiori a scuola, ansia, depressione e stress. In un mondo in cui, ormai, siamo iperconnessi, lo stress è davvero tantissimo. Il multitasking lo favorisce senza dubbio e, quindi, non dovrebbe essere sempre utilizzato.

 

{In cover, immagine via newscientist.com}

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